Feste, Tradizioni e Ricorrenze
Fiere e mercati
Ricorrenze religiose
Manifestazioni varie
Cucina tipica
Conoscere il Dialetto
Link utili
Home
Il Municipio
Il Territorio
La Scuola
La Storia
Informazioni Turistiche
Luoghi di Culto
Presidenza della Repubblica
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Indietro
Cenni storici genarali
Parlamento Italiano
Senato della Repubblica
Camera dei Deputati

 

POSIZIONE TOPOGRAFICA

Come vedi dalla stessa foto, SALCITO è situata su una ridente collina a 678 metri sul livello del mare. Dal centro abitato si scende, poi, quasi a picco giù, lungo una strada asfaltata, di pochi chilometri, verso il fiume  Trigno lungo il quale si snoda la moderna superstrada a scorrimento veloce "Fondovalle del Trigno" che, in mezz'ora, ti porta ad Isernia o a Vasto.

 

Se giri lo sguardo intorno, si apre, davanti a te, un paesaggio incan­tevole: puoi osservare tanti  paesi, come Torella nel Sannio , Molise, Duronia, Bagnoli del Trigno, Pietrabbondante, Poggio Sannita, Belmonte del Sannio, Schiavi d’ Abruzzo ed infine, Capracotta con i suoi  1.400 metri  sul livello del mare, sembra confinare con il cielo!

 

 

IL NOME"SALCITO"

Si chiama "Salcito" perché, nel suo territorio, vi erano frequenti "SAL­CETI" per le numerose sorgenti di acqua e per la molta umidità.

Nei tempi passati ha avuto nomi molto simili  all'attuale:nei tempi longo­bardi era chiamata “SELECTU”, nel periodo Normanno e Svevo “SALICITUM”, nell’epoca Angioina “SAZECTUM”, nel secolo xv "CASTRUM SALICITI", nei se­coli successivi "SALCETO",

 

LO STEMMA

         

Anche Salcito ha uno stemma: è rappresentato da uno scudo sormon­tato da una torre merlata, i cui cinque merli, argentati, sono equidistanti tra loro e senza feritoie. NelIo scudo, in campo rosso, è disegnata una corona sormontata da tre sfere di argento e, immediatamente sotto, una collina, di un bel verde vago, intersecata dal corso di un fiume.

Regione Molise
Protezione Civile Nazionale
Protezione Civile Regionale
Provincia di Campobasso
Provincia di Isernia
Giustizia Molise
Asrem
Arpa Molise
Università del Molise
Diocesi di Trivento
Il meteo di Salcito
Il meteo
Servizi al Cittadino
Portale Ali Comuni Molisani
salcito011001.jpg
Come raggiungere Salcito
Visualizza Salcito con la mappa interattiva

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BREVI CENNI STORICI

 

INTRODUZIONE

 

Il nome del comune di Salcito, deriva dalla natura idrogeologica del terreno su cui sorge l'abitato, infatti numerose sono le sorgenti presenti sul territorio. In tempi passati ha avuto nomi simili a quello attuale. Nel periodo Longobardo era chiamato Salectu, ai tempi dei Normanni e degli Svevi Salicitum, nel secolo XV Castrum Saliciti ed infine, nei secoli successivi Salceto.
Gli studi condotti finora per la conoscenza della stroria di Salcito, hanno rilevato che Salcito ha fatto parte di un complesso di feudi che si estendevano tra la Valle del Trigno e quella del Biferno di cui era proprietario Nicola D'Evoli. A partire dalla fine del 1400, Salcito passò ai feudatari Di Capua, poi ai De Regina e agli Spina Fu Paolo Francone, nel 1653 ad acquistare, il feudo di Salcito e a farlo diventare il centro di tutti i possedimenti della famiglia Francone in Molise.
Salcito è situato su una ridente collina a 706 metri sul livello del mare, a ridosso di Montelungo. Dal centro abitato si scende a picco giù lungo una strada asfaltata di pochi chilometri, verso il fiume Trigno lungo il quale si snoda la fondovalle omonima, che permette di raggiungere agevolmente le città di Isernia e di Vasto. Se giri lo sguardo intorno, si apre davanti a te un paesaggio incantevole: puoi osservare tanti paesi, tra cui Bagnoli del Trigno, Pietrabbondante, Poggio Sannita, Agnone, Schiavi d'Abbruzzo, Belmonte del Sannio e in lontananza Capracotta....Salcito è comodamente collegato con l'autostrada del Sole e e l'autostrada Adriatica, altrettanto dicasi per il capoluogo di regione Campobasso, da cui Salcito dista meno di 40 Km. È
certo che il primo gruppo di case di Salcito risale a prima del Mille. Dapprima appartenne al ducato di Benevento e, quando questo fu diviso in contee, fece parte della Conte di Molise.

Quando, poi, le contee furono frazionate, Salcito passò nella circoscri­zione di Pietrabbondante fino all'ultimo periodo longobardo.

Nel periodo della dominazione Normanna, tornò a far parte della contea di Molise alla quale rimase legata per tutto il periodo svevo

La prima famiglia che tenne il feudo di Salcito è quella di "De Lavan­deria" (1268-1285); poi la famiglia "De Sus" (1285-1310) con Amerigo I e Amerigo II e Pietro; in seguito la famiglia "Villacublay" (1310-1313) con Egidio; successivamente Pipino (1313-1337) che era di origine francese.

 

I D'EVOLI

Nicola D'Evoli che nel 1300 aveva costruito il castello di Castropi­gnano, nel 1337 diventa, non si sa come, signore anche di Salcito. Suo figlio Guglielmo, estese il suo dominio anche su Trivento. Gu­glielmo fu famoso per il suo valore militare  e divenne cavallerizzo maggiore della corte di Roberto d'Angiò, re di Napoli.

 

SALCITO AD UN SALCITANO ...

Quando è Guglielmo D'Evoli che perde la signoria di Salcito, è  Bartolomeo Pietravalle, figlio del famoso capitano degli eserciti e diplomatico Riccardo di Gambatesa, che diviene signore di Salcito aven­done comprato le terre. Pietropaolo, figlio di Bartolomeo, non fu molto fortunato: infatti nel 1345 fu privato del feudo di Salcito. Divenne allora, signore di Salcito, Andrea Carafa. Questi diede Salcito alla figlia Andriella, sposa di casa D'Evoli, che già possedeva il feudo di Sant'Angelo Limosano .

Senza eredi di Andriella, Salcito ritornò al Demanio. Il re Laslao di ­Durazzo (1368-1414) concesse Salcito a Luigi Galluccio, figlio di Giacomo  e di Caterina Caracciolo.

Alla sua morte gli successe Luigi II che tenne il feudo fino alla morte  nel 1464.

 

A SALCITO, IL PALAZZO BARONALE!

Giovanni Monticello è signore di Salcito dal 1472 al 1495: a questo periodo risale la costruzione del palazzo baronale. Infatti nella porta a nord-est c'è inciso "HORMASERO BAPILEO” (nome di origine normanna) e 1492.

Alla famiglia, Monticello succede, nel 1495, la famiglia Di Capua che, con Andrea e Ferrante, ha il feudo di Salcito fino al 1523.

 

PER 120 ANNI, LA FAMIGLIA REGINA

La famiglia Regina governò Salcito dal 1523 al 1652 con Gaspare, Francesco ed Antonio.

Nel 1589 era marchese di Salcito Francesco Regina che si comportò, con i sudditi, in modo autoritario: si considerava un padrone e riteneva contadini suoi schiavi.

Impedì ai contadini di abbeverare gli animali a Fonte le Frassi, si delle terre del Demanio e, perciò, si permise di vietare anche il pascolo su quelle terre.  

Ma i  cittadini di Salcito si fecero sentire. Quando fu esaminato il ricorso da loro presentato, il Marchese ebbe torto. Il Giudice tolse al Marchese il Feudo e lo affidò alla marchesa Donna Giovanna Spina perché era zia  di Francesco.

Giovanna Spina, nominata tutrice del feudo, chiese al Regio Consigliere  e al Commissario del Tavolario di Venosa di fare una precisa distinta di  quanto comprendeva il Marchesato: in quanto tutrice voleva compiere bene il suo dovere di curare gli interessi di Salcito.

Nel 1652 Carlo Brancaccio, dopo aver fatto attente ricerche, dichiarò che appartenevano a Salcito « i tre casalini disabitati di Pietravalle, Ca­stello Rugbo e Pietra Jannizzera, ed i territori seminativi della Marche­sana, di Montepiano e di Fonte le Frassi ».

 

PER 160 ANNI, LA FAMIGLIA FRANCONE

Nel 1654 Andrea Buono nominò marchese di Salcito Paolo Francone che aveva sposato Vittoria San Felice dei duchi di Bagnoli.

Nel 1657 Paolo Francone emana l'« ISTRUMENTO DELLE CAPITULAZIONI DEL­L'UNIVERSITÀ DI SALCITO COLL' ILLUSTRE MARCHESE».

Con questo strumento il Marchese pretendeva dai cittadini questi ser­vizi:

?    ogni anno dovevano pagare 160 ducati;

?    ogni famiglia una traglia di paglia;

?    ogni cittadino doveva lavorare, gratuitamente per una giornata l'anno' nelle terre baronali;

?     nessuno poteva chiedere compenso quando seminava grano, orzo, fave nelle terre del chi Marchese;

?    Chi aveva debiti, poteva vendere terreni od altro,  solo al Marchese.

In cambio di questi servizi così duri, i coloni potevano andare a lavo­rare fuori di Salcito, fare legna morta nel tempo della caduta delle ghiande. Inoltre il Marchese aveva concesso di  ridurre il debito da 2.000 a 1.000 ducati a condizione che i cittadini lo estinguessero in cinque anni.

Quasi cento anni dopo, Nicolò Lalli di Salcito nel 1753 inviò un lungo memoriale a Napoli per far invalidare tale Atto. L'8 marzo 1753 Ferdinando Porcinari, Regio Consigliere e Commis­sario di causa, invalidò tutte le disposizioni emanate da Paolo Francone.

Non avendo i Francone eredi,  le terre di Salcito passarono, come al solito al Demanio.

Fu indetta una pubblica asta: anche questa volta risposero i salcitani Pietravalle e Lalli (Domenico).

Il 28 agosto 1826 stipularono l’ atto di compra. Successivamente, con regolari contratti, cedettero ai contadini di Salcito le terre chiedendo il canone annuo di un quarto a tomolo e dando facoltà di affrancare le terre concesse.

In poco tempo molti salcitani le affrancarono diventandone, così, pa­droni, dopo essere stati schiavi dei vari signorotti per tanti secoli.

 

Piccola curiosità

LA MARCHESA OTTIENE UN PRIVILEGIO ...

Il  palazzo baronale era adiacente alla chiesa parrocchiale di San Ba­silio Magno. Vi era, anzi, una finestra in comune che permetteva ai Mar­chesi di assistere alle funzioni sacre rimanendo nel palazzo. Nel 1681 la Marchesa chiede ed ottiene dapprima di ingrandire tale finestra e poi di trasformarla in porta.

Ma il 12 giugno 1693 S.E. Mons. Antonio Tortorelli, vescovo di Trivento, dopo aver celebrato la santa Messa nella chiesa di San Basilio Magno chiede che venga chiusa quella porta di comunicazione con il palazzo baronale.

Ma il marchese Francesco Frantone presenta le autorizzazioni avute a suo tempo. Il Vescovo può, allora solo chiedere che sia informata la Sacra Congregazione. Il Marchese invia tramite lo stesso Vescovo, tutto il carteggio a Roma.

 

 

SALCITO ODIERNA

Se entri in Salcito venendo da Campobasso, trovi subito, a destra, una Croce in pietra del 1691 e, a sinistra, il Parco della Rimembranza.

L'attuale Parco della Rimembranza, con il monumento ai Caduti, risale ad oltre cinquanta  anni fa.

Fu sistemato per interessamento del cav. Franceschino Pietravalle, funzionario dell'Inps a Roma e già Segretario comunale di Salcito. Con questa sistemazione il Pietravalle intendeva rimediare allo scempio che era stato perpetrato con la devastazione della esistente "Villa comunale" per costruire l'attuale edificio scolastico delle elementari e quello della scuola materna. Nella Villa comunale vi erano 37 grossi al­beri di tiglio in ricordo di altrettanti caduti saIcitani della guerra 1915-18.

Il progetto del Parco della Rimembranza che tu oggi ammiri fu redatto dall'arch. Ernesto D'Andrea ed i lavori furono eseguiti sotto la direzione del geom. Alfredo Di Rienzo e con le offerte di tutti i cittadini. Nel Parco sono sistemati 42 alberi di tiglio: furono aggiunti cinque tigli per ricor­dare i caduti della seconda guerra mondiale.

Il cannone, le due mitraglie e la catena all'ingresso del Parco, sono state donate dall'Arsenale di Taranto per interessamento del generale Alvaro Lozzi.

Continuando a scendere, ti trovi in mezzo ad un ampio  e alberato viale sul quale si affacciano la scuola materna ed elementare, tante case belle ed alberi dalle folte chiome.

Il viale sfocia nella piazza Michele Pietravalle sulla quale spicca il monumento ad uno dei tanti figli illustri di Salcito dal quale la piazza prende nome.

Il Pietravalle fu un insigne igienista ed uno stimato parlamentare, fu Vice Presidente della Camera prima dell'avvento del Fascismo e fu assassinato a Napoli nel 1923.

Dalla piazza girando lo sguardo intorno, rimani colpito dalla facciata della Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Questa una Chiesa Composta a due navate di epoche diverse .

La prima (la più piccola) è stata costruita negli anni che vanno dal 1776 al 1796, la seconda (la Più grande) dal 1836 al 1840.

Prima di allora vi era , nello stesso luogo , la cappella delle Anime del Purgatorio, costruita nel 1721.

 

UNA CHIESA MAI COMPLETATA

Ti invito, ora, a lasciare piazza Michele Pietravalle e a salire verso la parte alta del paese.

Anche se è più faticoso, ti consiglio di incamminarti per "Via San Basilio": lungo questa comoda gradinata osserva, con attenzione, le fac­ciate delle case e, in particolare, i portali.

Guardando verso la sommità,  sei attirato dalla monumentale facciata di una grandiosa costruzione di stile classico: come ti avvicini, però, noti, dalla lapide, che tale costruzione è dei primi decenni del secolo scorso .

Tale costruzione è chiamata,da sempre "I Finestroni".

 Voglio raccontarti brevemente la storia di tale costruzione. All'inizio del secolo scorso i Salcitani desideravano avere una "nuova" chiesa par­rocchiale perché quella già esistente, dedicata a San Basilio, che però  era insuf­ficiente «per il cresciuto numero degli abitanti ».

 

L’ ex feudatario di Salcito cedette « un locale del palazzo a sole spese particolari di 300 ducati all'arciprete don Antonio Lalli di Salcito.

Il 21 settembre 1819 il capomastro Beniamino Di Francesco fece la perizia per una  chiesa lunga palmi 105 e larga 18.

Nel 1825 Nicola Minicucci di Lucito (CB) iniziò i lavori usando, per la facciata, materiale del locale ceduto dall'ex feudatario: i salcitani vi lavorano gratuitamente perché desideravano avere la chiesa nuova.

Nel 1833 erano state completate le mura perimetrali e tutti erano contenti.

Le autorità comunali, nel 1835, chiesero alle autorità superiori di poter «ricorrere, per una sola volta, ad una tassa di ducati 400 tra i cittadini per comprare il materiale necessario al completamento della chiesa.

Tale deliberazione fu bocciata e la chiesa rimase con le sole mura perimetrali.  Nel settembre del 1854 si riunirono, nella sala comunale di Salcito, le autorità con l'arciprete Gianvincenzo Maiorini e, dopo lunga discus­sione, deliberarono di inoltrare domanda al re d'Italia per un contributo di ducati 2.171,75 per completare la chiesa. Nonostante che anche il Vescovo di Trivento avesse appoggiato tale richiesta il contributo non ven­ne concesso.
 
Copyright © 2007 Comune di Salcito. Tutti i diritti riservati.                                 info@comunedisalcito.it