POSIZIONE TOPOGRAFICA
Come vedi dalla stessa foto, SALCITO è situata su una ridente collina a 678 metri sul livello del mare.
Dal centro abitato si scende, poi, quasi a picco giù, lungo una strada asfaltata, di pochi chilometri, verso il fiume Trigno
lungo il quale si snoda la moderna superstrada a scorrimento veloce "Fondovalle del Trigno" che, in mezz'ora, ti porta ad Isernia
o a Vasto.
Se giri lo sguardo intorno, si apre, davanti a te, un paesaggio incantevole: puoi osservare tanti paesi, come Torella nel Sannio , Molise, Duronia, Bagnoli del Trigno, Pietrabbondante, Poggio Sannita, Belmonte del Sannio, Schiavi d’ Abruzzo ed infine, Capracotta con i suoi 1.400 metri sul livello del mare, sembra confinare con il cielo!
IL NOME"SALCITO"
Si chiama "Salcito" perché, nel suo territorio, vi erano frequenti "SALCETI" per le numerose sorgenti di acqua e per
la molta umidità.
Nei tempi passati ha avuto nomi molto simili all'attuale:nei tempi longobardi era chiamata “SELECTU”,
nel periodo Normanno e Svevo “SALICITUM”, nell’epoca Angioina “SAZECTUM”, nel secolo xv "CASTRUM SALICITI", nei secoli successivi
"SALCETO",
LO STEMMA

Anche Salcito ha uno stemma: è rappresentato da uno scudo
sormontato da una torre merlata, i cui cinque merli, argentati, sono equidistanti tra loro e senza feritoie. NelIo scudo, in
campo rosso, è disegnata una corona sormontata da tre sfere di argento e, immediatamente sotto, una collina, di un bel verde vago,
intersecata dal corso di un fiume.
BREVI CENNI STORICI
INTRODUZIONE
Il
nome del comune di Salcito, deriva dalla natura idrogeologica del terreno su cui sorge l'abitato, infatti numerose sono le sorgenti
presenti sul territorio. In tempi passati ha avuto nomi simili a quello attuale. Nel periodo Longobardo era chiamato Salectu, ai tempi
dei Normanni e degli Svevi Salicitum, nel secolo XV Castrum Saliciti ed infine, nei secoli successivi Salceto.
Gli studi condotti finora
per la conoscenza della stroria di Salcito, hanno rilevato che Salcito ha fatto parte di un complesso di feudi che si estendevano
tra la Valle del Trigno e quella del Biferno di cui era proprietario Nicola D'Evoli. A partire dalla fine del 1400, Salcito passò
ai feudatari Di Capua, poi ai De Regina e agli Spina Fu Paolo Francone, nel 1653 ad acquistare, il feudo di Salcito e a farlo diventare
il centro di tutti i possedimenti della famiglia Francone in Molise.
Salcito è situato su una ridente collina a 706 metri sul livello
del mare, a ridosso di Montelungo. Dal centro abitato si scende a picco giù lungo una strada asfaltata di pochi chilometri, verso
il fiume Trigno lungo il quale si snoda la fondovalle omonima, che permette di raggiungere agevolmente le città di Isernia e di Vasto.
Se giri lo sguardo intorno, si apre davanti a te un paesaggio incantevole: puoi osservare tanti paesi, tra cui Bagnoli del Trigno,
Pietrabbondante, Poggio Sannita, Agnone, Schiavi d'Abbruzzo, Belmonte del Sannio e in lontananza Capracotta....Salcito è comodamente
collegato con l'autostrada del Sole e e l'autostrada Adriatica, altrettanto dicasi per il capoluogo di regione Campobasso, da cui
Salcito dista meno di 40 Km. È certo che il primo gruppo di case di Salcito risale a prima del Mille. Dapprima appartenne al ducato
di Benevento e, quando questo fu diviso in contee, fece parte della Conte di Molise.
Quando, poi, le contee furono frazionate, Salcito
passò nella circoscrizione di Pietrabbondante fino all'ultimo periodo longobardo.
Nel periodo della dominazione Normanna, tornò
a far parte della contea di Molise alla quale rimase legata per tutto il periodo svevo
La prima famiglia che tenne il feudo di Salcito
è quella di "De Lavanderia" (1268-1285); poi la famiglia "De Sus" (1285-1310) con Amerigo I e Amerigo II e Pietro; in seguito
la famiglia "Villacublay" (1310-1313) con Egidio; successivamente Pipino (1313-1337) che era di origine francese.
I D'EVOLI
Nicola
D'Evoli che nel 1300 aveva costruito il castello di Castropignano, nel 1337 diventa, non si sa come, signore anche di Salcito.
Suo figlio Guglielmo, estese il suo dominio anche su Trivento. Guglielmo fu famoso per il suo valore militare e divenne
cavallerizzo maggiore della corte di Roberto d'Angiò, re di Napoli.
SALCITO AD UN SALCITANO ...
Quando è Guglielmo D'Evoli che
perde la signoria di Salcito, è Bartolomeo Pietravalle, figlio del famoso capitano degli eserciti e diplomatico Riccardo di
Gambatesa, che diviene signore di Salcito avendone comprato le terre. Pietropaolo, figlio di Bartolomeo, non fu molto fortunato:
infatti nel 1345 fu privato del feudo di Salcito. Divenne allora, signore di Salcito, Andrea Carafa. Questi diede Salcito alla figlia
Andriella, sposa di casa D'Evoli, che già possedeva il feudo di Sant'Angelo Limosano .
Senza eredi di Andriella, Salcito ritornò al
Demanio. Il re Laslao di Durazzo (1368-1414) concesse Salcito a Luigi Galluccio, figlio di Giacomo e di Caterina Caracciolo.
Alla sua morte gli successe Luigi II che tenne il feudo fino alla morte nel 1464.
A SALCITO, IL PALAZZO BARONALE!
Giovanni
Monticello è signore di Salcito dal 1472 al 1495: a questo periodo risale la costruzione del palazzo baronale. Infatti nella porta
a nord-est c'è inciso "HORMASERO BAPILEO” (nome di origine normanna) e 1492.
Alla famiglia, Monticello succede, nel 1495, la famiglia
Di Capua che, con Andrea e Ferrante, ha il feudo di Salcito fino al 1523.
PER 120 ANNI, LA FAMIGLIA REGINA
La famiglia Regina
governò Salcito dal 1523 al 1652 con Gaspare, Francesco ed Antonio.
Nel 1589 era marchese di Salcito Francesco Regina che si comportò,
con i sudditi, in modo autoritario: si considerava un padrone e riteneva contadini suoi schiavi.
Impedì ai contadini di abbeverare
gli animali a Fonte le Frassi, si delle terre del Demanio e, perciò, si permise di vietare anche il pascolo su quelle terre.
Ma
i cittadini di Salcito si fecero sentire. Quando fu esaminato il ricorso da loro presentato, il Marchese ebbe torto. Il Giudice
tolse al Marchese il Feudo e lo affidò alla marchesa Donna Giovanna Spina perché era zia di Francesco.
Giovanna Spina, nominata
tutrice del feudo, chiese al Regio Consigliere e al Commissario del Tavolario di Venosa di fare una precisa distinta di quanto
comprendeva il Marchesato: in quanto tutrice voleva compiere bene il suo dovere di curare gli interessi di Salcito.
Nel 1652 Carlo
Brancaccio, dopo aver fatto attente ricerche, dichiarò che appartenevano a Salcito « i tre casalini disabitati di Pietravalle, Castello
Rugbo e Pietra Jannizzera, ed i territori seminativi della Marchesana, di Montepiano e di Fonte le Frassi ».
PER 160 ANNI,
LA FAMIGLIA FRANCONE
Nel 1654 Andrea Buono nominò marchese di Salcito Paolo Francone che aveva sposato Vittoria San Felice dei duchi
di Bagnoli.
Nel 1657 Paolo Francone emana l'« ISTRUMENTO DELLE CAPITULAZIONI DELL'UNIVERSITÀ DI SALCITO COLL' ILLUSTRE MARCHESE».
Con questo strumento il Marchese pretendeva dai cittadini questi servizi:
? ogni anno dovevano pagare 160 ducati;
? ogni famiglia una traglia di paglia;
? ogni cittadino doveva lavorare, gratuitamente per una
giornata l'anno' nelle terre baronali;
? nessuno poteva chiedere compenso quando seminava grano, orzo, fave
nelle terre del chi Marchese;
? Chi aveva debiti, poteva vendere terreni od altro, solo al Marchese.
In cambio
di questi servizi così duri, i coloni potevano andare a lavorare fuori di Salcito, fare legna morta nel tempo della caduta delle
ghiande. Inoltre il Marchese aveva concesso di ridurre il debito da 2.000 a 1.000 ducati a condizione che i cittadini lo estinguessero
in cinque anni.
Quasi cento anni dopo, Nicolò Lalli di Salcito nel 1753 inviò un lungo memoriale a Napoli per far invalidare tale
Atto. L'8 marzo 1753 Ferdinando Porcinari, Regio Consigliere e Commissario di causa, invalidò tutte le disposizioni emanate da
Paolo Francone.
Non avendo i Francone eredi, le terre di Salcito passarono, come al solito al Demanio.
Fu indetta una pubblica
asta: anche questa volta risposero i salcitani Pietravalle e Lalli (Domenico).
Il 28 agosto 1826 stipularono l’ atto di compra. Successivamente,
con regolari contratti, cedettero ai contadini di Salcito le terre chiedendo il canone annuo di un quarto a tomolo e dando facoltà
di affrancare le terre concesse.
In poco tempo molti salcitani le affrancarono diventandone, così, padroni, dopo essere stati
schiavi dei vari signorotti per tanti secoli.
Piccola curiosità
LA MARCHESA OTTIENE UN PRIVILEGIO ...
Il palazzo baronale
era adiacente alla chiesa parrocchiale di San Basilio Magno. Vi era, anzi, una finestra in comune che permetteva ai Marchesi
di assistere alle funzioni sacre rimanendo nel palazzo. Nel 1681 la Marchesa chiede ed ottiene dapprima di ingrandire tale finestra
e poi di trasformarla in porta.
Ma il 12 giugno 1693 S.E. Mons. Antonio Tortorelli, vescovo di Trivento, dopo aver celebrato la santa
Messa nella chiesa di San Basilio Magno chiede che venga chiusa quella porta di comunicazione con il palazzo baronale.
Ma il marchese
Francesco Frantone presenta le autorizzazioni avute a suo tempo. Il Vescovo può, allora solo chiedere che sia informata la Sacra Congregazione.
Il Marchese invia tramite lo stesso Vescovo, tutto il carteggio a Roma.
SALCITO ODIERNA
Se entri in Salcito venendo da
Campobasso, trovi subito, a destra, una Croce in pietra del 1691 e, a sinistra, il Parco della Rimembranza.
L'attuale Parco della
Rimembranza, con il monumento ai Caduti, risale ad oltre cinquanta anni fa.
Fu sistemato per interessamento del cav. Franceschino
Pietravalle, funzionario dell'Inps a Roma e già Segretario comunale di Salcito. Con questa sistemazione il Pietravalle intendeva rimediare
allo scempio che era stato perpetrato con la devastazione della esistente "Villa comunale" per costruire l'attuale edificio scolastico
delle elementari e quello della scuola materna. Nella Villa comunale vi erano 37 grossi alberi di tiglio in ricordo di altrettanti
caduti saIcitani della guerra 1915-18.
Il progetto del Parco della Rimembranza che tu oggi ammiri fu redatto dall'arch. Ernesto D'Andrea
ed i lavori furono eseguiti sotto la direzione del geom. Alfredo Di Rienzo e con le offerte di tutti i cittadini. Nel Parco sono sistemati
42 alberi di tiglio: furono aggiunti cinque tigli per ricordare i caduti della seconda guerra mondiale.
Il cannone, le due mitraglie
e la catena all'ingresso del Parco, sono state donate dall'Arsenale di Taranto per interessamento del generale Alvaro Lozzi.
Continuando
a scendere, ti trovi in mezzo ad un ampio e alberato viale sul quale si affacciano la scuola materna ed elementare, tante case
belle ed alberi dalle folte chiome.
Il viale sfocia nella piazza Michele Pietravalle sulla quale spicca il monumento ad uno dei tanti
figli illustri di Salcito dal quale la piazza prende nome.
Il Pietravalle fu un insigne igienista ed uno stimato parlamentare, fu
Vice Presidente della Camera prima dell'avvento del Fascismo e fu assassinato a Napoli nel 1923.
Dalla piazza girando lo sguardo intorno,
rimani colpito dalla facciata della Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Questa una Chiesa Composta a due navate di epoche diverse
.
La prima (la più piccola) è stata costruita negli anni che vanno dal 1776 al 1796, la seconda (la Più grande) dal 1836 al 1840.
Prima
di allora vi era , nello stesso luogo , la cappella delle Anime del Purgatorio, costruita nel 1721.
UNA CHIESA MAI COMPLETATA
Ti
invito, ora, a lasciare piazza Michele Pietravalle e a salire verso la parte alta del paese.
Anche se è più faticoso, ti consiglio
di incamminarti per "Via San Basilio": lungo questa comoda gradinata osserva, con attenzione, le facciate delle case e, in particolare,
i portali.
Guardando verso la sommità, sei attirato dalla monumentale facciata di una grandiosa costruzione di stile classico:
come ti avvicini, però, noti, dalla lapide, che tale costruzione è dei primi decenni del secolo scorso .
Tale costruzione è chiamata,da
sempre "I Finestroni".
Voglio raccontarti brevemente la storia di tale costruzione. All'inizio del secolo scorso i Salcitani desideravano avere una "nuova" chiesa parrocchiale perché quella già esistente, dedicata a San Basilio, che però era insufficiente «per il cresciuto numero degli abitanti ».
L’ ex feudatario di Salcito cedette « un locale del palazzo a sole spese particolari
di 300 ducati all'arciprete don Antonio Lalli di Salcito.
Il 21 settembre 1819 il capomastro Beniamino Di Francesco fece la perizia
per una chiesa lunga palmi 105 e larga 18.
Nel 1825 Nicola Minicucci di Lucito (CB) iniziò i lavori usando, per la facciata,
materiale del locale ceduto dall'ex feudatario: i salcitani vi lavorano gratuitamente perché desideravano avere la chiesa nuova.
Nel
1833 erano state completate le mura perimetrali e tutti erano contenti.
Le autorità comunali, nel 1835, chiesero alle autorità superiori
di poter «ricorrere, per una sola volta, ad una tassa di ducati 400 tra i cittadini per comprare il materiale necessario al completamento
della chiesa.