
Quel 23 marzo 1988
(da Echi di vita
parrocchiale n° 6 – giugno
Parroco della Comunità di Salcito “ S. Basilio Magno”)
Centinaia
e centinaia di salcitani residenti a Roma erano riuniti in Piazza S. Pietro la mattina del 23 marzo scorso ad accogliere i 30
ragazzi vestiti in costumi salcitani e le 150 persone provenienti da Salcito per partecipare all’ Udienza generale che il Santo
Padre concedeva quella mattina.
Alle ore 10.00 partiva il corteo dal colonnato di sinistra della piazza dirigendosi verso la
basilica: in testa la Corona dell’Incoronata, donata dalla comunità e portata qui da Papa perché fosse benedetta. Seguivano le 15
coppie di ragazzi in costume, poi i doni offerti al santo Padre(una rappresentazione in foglia d’oro del nostro paese, la raccolta
del Bollettino parrocchiale ,un quadro della Madonna Incoronata, un agnellino). Dietro poi un effigie lignea del nostro Patrono, S.
Basilio Magno.
In corteo giungeva poi il Parroco, il Vescovo e la comunità con il cuore traboccante di gioia. Tante persone presenti
in piazza quella mattina ci si avvicinarono scattando foto e chiedevndo da quale regione provenissimo.
Tutti gioiosamente rispondemmo:"Siamo
del Molise veniamo da SALCITO", indicando la tela che riproduceva il nostro comune. Entrati in Basilica attraverso la Porta di Santa
Marta, il parroco si presenta al servizio d’ordine che gli indicò il posto dove sistemarci. Gli dissero “Per Salcito è riservato un
posto particolare, un posto privilegiato. Ci sistemammo nella "Crociera di S. Giuseppe, alla sinistra dell’altare Papale".
Alle 11.35
la Basilica di S. Pietro si illuminò a giorno: tre minuti dopo il Santo Padre Giovanni Paolo II entrò, acclamato da diecimila persone:
c’erano gruppi della Jugoslavia, della sua amata Polonia, dalla Francia, dal Belgio…"pregò con noi e ci lasciò la sua insegnamento:
ci ha parlato di Gesù Cristo come vero Dio e vero Uomo ,di come la coesistenza di due volontà, una umana e l’altra divina,
si siano potute realizzare in uno unico essere. Essere uomini di Dio non vuol dire essere uomini lontano dagli uomini."
Terminata la catechesi ha salutato i gruppi presenti. il primo saluto è andata al gruppo di Salcito accolto con queste parole "Il pellegrinaggio
della Parrocchia di S. Basilio Magno in Salcito Diocesi di Trivento".
Un applauso caloroso si è levato dalla crocera di S. Giuseppe come segno di saluto al santo Padre. Il Papa ha poi proseguito: "Saluto, il caro fratello Vescovo Antonio Santucci, Vescovo
della Diocesi di Trivento il quale presiede il pellegrinaggio della Parrocchia di S. Basilio Magno in Salcito. Benedico volentieri
la Corona che verrà posta sul capo dell’ effigie della Vergine il 15 agosto prossimo. Invito tutti a vivere con spirito di fede la
loro vocazione cristiana sull’ Esempio di Maria".
Dopo aver benedetto la Corona si è avvicinò al nostro gruppo, vedendo
i ragazzi in costume, ha cominciato con loro un breve ma significativo dialogo.
Il Papa chiese, "DA DOVE VENITE?” Essi prontamente
hanno risposto: "VENIAMO DAL MOLISE!!”.
Il Papa poi soggiunse: "DA QUALE PARTE DEL MOLISE?" Ed essi: "DALLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO".
Il Papa ha continuanto: "DA QUALE ZONA DELLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO?"
E loro festosamente: "DA SALCITO!!"
II Papa ha poi concluso
quel gioioso momento passando tra la folla benedicendola: "BENE; BENE!! AUGURI PER L’INCORONAZIONE DELLA MADONNA
CHE FARETE IL 15 AGOSTO".
Quelle parole pronunciate al di fuori di ogni ufficialità, insieme al fatto di aver salutato il nostro
Paese come primo gruppo, ci ha fatto capire che il Santo Padre abbia gradito grandemente l’iniziativa di far benedire in San
Pietro la corona della Vergine Incoronata a chiusura dell’anno Mariano.
Dopo 18 anni…...02 aprile 2005 ore 21.37 Grazie Santo
Padre per quell’occasione così importante, è stato il momento di tante conversioni, in cui tante persone hanno deciso di vivere con
te la loro avventura verso Cristo Signore. Amen.
1837-1987
Si sa che fino al tempo di Napoleone si usava seppellire i cadaveri entro le chiese. Napoleone stabilì che i Cimiteri dovessero
essere situati al di fuori del centro abitato.
A Salcito si continuò a seppellire nelle chiese specialmente quelli che, in vita, erano
iscritti alle Congreghe: così gli iscritti alle Congreghe del Santissimo e del Rosario venivano seppelliti nella chiesa di San Basilio
e gli iscritti alla Congrega dei Morti venivano seppelliti nella chiesa Santa Maria delle Grazie. Per quelli che non erano iscritti
a nessuna Congrega si creò un Cimitero fuori del centro abitato, nella zona dove attualmente vi è la Croce in pietra. Tra la
fine di luglio e il 17 settembre 1837 morirono a Salcito 79 persone di colera. Quando tale malattia cominciò ad imperversare,
si proibì la sepoltura dei cadaveri sia nelle chiese che nel Cimitero. Nel Il volume del libro dei morti, a pag. 311 leggiamo:
Salcito
lì 31 luglio 1837. E’ morta di colera alle ore 24 di oggi Berardma Di Salvo di anni 74, figlia di Domenico e di Isabella Carmosino,
moglie di Nicola Benigno, confessata ma non comunicata pel pericolo di vomito. li di lei cadavere è stato seppellito nel
solco sepolcrale sul colle di San Carlo. Indi come sorella della Congregazione del Purgatorio, ove era iscritta, in quella Chiesa
si sono fatte le solite funzioni funebri.
Veniamo così a sapere QUANDO e PERCHE’ è sorto il nuovo Cimitero.
Nello stesso volume, a pag. 313, troviamo questa lettera che l’Arciprete Pietravalle ha scritto il 4 agosto 1837 a Don Gaetano D’Ettore,
Vicario Generale della Diocesi di Trivento:
“Illustrissimo e Reverendissimo Signore, il Colera morbo ha dato luogo ad un
nuovo Cimitero per lo seppellimento di Cadaveri di Fedeli Defunti nei solchi sepolcrali sul monte San Carlo fuori dell’abitato
di questo Comune circa tre miglia. Dimando per tanto la facoltà a poter benedire secondo la forma del Rituale Romano il luogo ivi
già stabilito. La prego tanto concedermi onde tranquillizzare religiosità di questa popolazione che mal sopporterebbe di vedere seppellire
i morti in campagna”.
Arc. Basilio Pietravalle