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Articolo tratto dal Quotidiano del Molise - giornata della memoria, tenutasi a Campobasso il 30 gennaio scorso.
 
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Quel 23 marzo 1988

(da Echi di vita parrocchiale n° 6 – giugno 1988 a cura di Don Luigi di Lella.

Parroco della Comunità di Salcito “ S. Basilio Magno”)

 

Centinaia e centinaia di salcitani residenti a Roma erano riuniti in Piazza S. Pietro la mattina del 23 marzo scorso ad accogliere  i 30 ragazzi vestiti in costumi salcitani e le 150 persone provenienti da Salcito  per partecipare all’ Udienza generale che il Santo Padre concedeva quella mattina.

 

Alle ore 10.00 partiva il corteo dal colonnato di sinistra della piazza dirigendosi verso la basilica: in testa la Corona dell’Incoronata, donata dalla comunità e portata qui da Papa perché fosse benedetta. Seguivano le 15 coppie di ragazzi in costume, poi i doni offerti al santo Padre(una rappresentazione in foglia d’oro del nostro paese, la raccolta del Bollettino parrocchiale ,un quadro della Madonna Incoronata, un agnellino). Dietro poi un effigie lignea del nostro Patrono, S. Basilio Magno.

 

In corteo giungeva poi il Parroco, il Vescovo e la comunità con il cuore traboccante di gioia. Tante persone presenti in piazza quella mattina ci si avvicinarono scattando foto e chiedevndo da quale regione provenissimo.

 

Tutti gioiosamente rispondemmo:"Siamo del Molise veniamo da SALCITO", indicando la tela che riproduceva il nostro comune. Entrati in Basilica attraverso la Porta di Santa Marta, il parroco si presenta al servizio d’ordine che gli indicò il posto dove sistemarci. Gli dissero “Per Salcito è riservato un posto particolare, un posto privilegiato. Ci sistemammo nella "Crociera di S. Giuseppe, alla sinistra dell’altare Papale".

Alle 11.35 la Basilica di S. Pietro si illuminò a giorno: tre minuti dopo il Santo Padre Giovanni Paolo II entrò, acclamato da diecimila persone: c’erano gruppi della Jugoslavia, della sua amata Polonia, dalla Francia, dal Belgio…"pregò con noi e ci lasciò la sua insegnamento: ci ha parlato di Gesù Cristo come vero Dio e vero Uomo ,di come la coesistenza di  due volontà, una umana e l’altra  divina, si siano potute realizzare  in uno unico  essere. Essere uomini di Dio non vuol dire essere  uomini lontano dagli uomini."

 

Terminata la catechesi ha salutato i gruppi presenti. il primo saluto è andata al gruppo di Salcito accolto con queste parole "Il pellegrinaggio della Parrocchia di S. Basilio Magno in Salcito Diocesi di Trivento".

 

Un applauso caloroso si è levato dalla crocera di S. Giuseppe come segno di saluto al santo Padre. Il Papa ha poi proseguito: "Saluto, il caro fratello  Vescovo Antonio Santucci, Vescovo della Diocesi di Trivento il quale presiede il pellegrinaggio della Parrocchia di S. Basilio Magno in Salcito. Benedico volentieri la Corona che verrà posta sul capo dell’ effigie della Vergine il 15 agosto prossimo. Invito tutti a vivere con spirito di fede la loro vocazione cristiana sull’ Esempio di Maria".

 

Dopo  aver benedetto la Corona si è avvicinò al nostro gruppo, vedendo i ragazzi in costume, ha cominciato con loro un breve ma significativo dialogo.

Il Papa chiese, "DA DOVE VENITE?” Essi prontamente hanno risposto: "VENIAMO DAL MOLISE!!”.

Il Papa  poi soggiunse: "DA QUALE PARTE DEL MOLISE?" Ed essi: "DALLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO". Il Papa ha continuanto: "DA QUALE ZONA DELLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO?"

E loro festosamente: "DA SALCITO!!"

 

II Papa ha poi concluso quel gioioso momento passando  tra la folla  benedicendola: "BENE; BENE!! AUGURI PER L’INCORONAZIONE  DELLA MADONNA CHE FARETE IL 15 AGOSTO".

 

Quelle parole pronunciate al di fuori di ogni ufficialità, insieme al fatto di aver salutato il nostro Paese come primo gruppo, ci ha fatto capire che il Santo Padre abbia gradito grandemente l’iniziativa di far benedire  in San Pietro la corona della Vergine Incoronata a chiusura dell’anno Mariano.

 

Dopo 18 anni…...02 aprile 2005 ore 21.37 Grazie Santo Padre per quell’occasione così importante, è stato il momento di tante conversioni, in cui tante persone hanno deciso di vivere con te la loro avventura verso Cristo Signore. Amen.

 


 

 

DOCUMENTI STORICI

  

L’attuale cimitero ha 150 anni

1837-1987

 

 

Si sa che fino al tempo di Napoleone si usava seppellire i cadaveri en­tro le chiese. Napoleone stabilì che i Cimiteri dovessero essere situati al di fuori del centro abitato.

A Salcito si continuò a seppellire nelle chiese specialmente quelli che, in vita, erano iscritti alle Congreghe: così gli iscritti alle Congreghe del Santissimo e del Rosario venivano seppelliti nella chiesa di San Basilio e gli iscritti alla Congrega dei Morti venivano seppelliti nella chiesa Santa Maria delle Grazie. Per quelli che non erano iscritti a nessuna Congrega si creò un Cimi­tero fuori del centro abitato, nella zona dove attualmente vi è la Croce in pietra. Tra la fine di luglio e il 17 settembre 1837 morirono a Salcito 79 per­sone di colera. Quando tale malattia cominciò ad imperversare, si proibì la sepoltura dei cadaveri sia nelle chiese che nel Cimitero. Nel Il volume del libro dei morti, a pag. 311 leggiamo:

 

Salcito lì 31 luglio 1837. E’ morta di colera alle ore 24 di oggi Berar­dma Di Salvo di anni 74, figlia di Domenico e di Isabella Carmosino, mo­glie di Nicola Benigno, confessata ma non comunicata pel pericolo di vo­mito. li di lei cadavere è stato seppellito nel solco sepolcrale sul colle di San Carlo. Indi come sorella della Congregazione del Purgatorio, ove era iscritta, in quella Chiesa si sono fatte le solite funzioni funebri.

Arc. Basilio Pietravalle

 

Veniamo così a sapere QUANDO e PERCHE’ è sorto il nuovo Cimitero. Nello stesso volume, a pag. 313, troviamo questa lettera che l’Arciprete Pietravalle ha scritto il 4 agosto 1837 a Don Gaetano D’Ettore, Vicario Ge­nerale della Diocesi di Trivento:

 

“Illustrissimo e Reverendissimo Signore, il Colera morbo ha dato luogo ad un nuovo Cimitero per lo seppelli­mento di Cadaveri di Fedeli Defunti nei solchi sepolcrali sul monte San Carlo fuori dell’abitato di questo Comune circa tre miglia. Dimando per tanto la facoltà a poter benedire secondo la forma del Rituale Romano il luogo ivi già stabilito. La prego tanto concedermi onde tranquillizzare religiosità di questa popolazione che mal sopporterebbe di vedere seppellire i morti in cam­pagna”.

Arc. Basilio  Pietravalle

 

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